“Conobbi la nebbia e la Bagna Cauda”

Giorgio Calabrese

Docente di dietetica e nutrizione umana, giornalista

Giorgio Calabrese

Docente di dietetica e nutrizione umana, giornalista

Ho sempre apprezzato la saggezza popolare e i piatti della tradizione che la “civiltà contadina” preserva dall’oblio, consegnando al futuro il buono che c’è. Arrivando ad Asti dalla mia Sicilia, la terra del sole, nell’inverno del 1977 trovai una realtà climatica completamente opposta ma affascinante, da presepe.

La neve quell’inverno non mancò fino febbraio e si presentò anche un’altra a me sconosciuta: la nebbia. Scoprii allora come la saggezza contadina approfittava del clima rigido per “scaldare la tavola” profumandola con una salsa antica, equilibratamente proteica, una “bagna” posta trionfalmente al centro della tavola in un vaso di terracotta, tenuto caldo da un fiammella piccola e costante.

Era ed è tutt’ora un momento aggregante di convivialità che in quasi quarant’anni non ha smesso di rallegrare l’autunno e l’inverno e a cui io partecipo sempre volentieri. La mangiai con piacere anche se, ad onor del vero, il primo impatto servì ahimè! a scoprire che ero intollerante all’aglio, infatti l’indomani in sala operatoria (ero un giovane medico-chirurgo) ebbi i miei problemucci…

Ugualmente però promuovo la “Bagna Cauda” specialmente per le acciughe uno dei due ingredienti primari. Arrivate in Piemonte attraverso le “vie del sale”. Col sale viaggiava anche un’altra merce preziosa: il “pan do’ ma” cioè il pane del mare, per i pescatori liguri.