Bagna Cauda Day da record
Si farà anche l’edizione brasiliana

Al convegno di cardologia i meriti dietetici della bagna cauda
Antonio Ricci riceve il Testa d’aj e ricorda l’amico Giorgio Faletti

BAGNA CAUDA DAY 2016 - FOTO GIULIO MORRADomenica sera si è spenta la candelina sotto l’ultimo fujot. Resta il l’afrore e il piacere della convivialità e il gusto di aver partecipato ad un evento che ogni anno cresce e sorprende. Il Bagna Cauda Day 2017 si è concluso dopo tre giorni di festa, alleanze e incontri raggiungendo nuovi record. Quindicimila i bagnacaudisti che hanno gremito 150 tra ristoranti, cantine, locali storici per dar vita alla più grande bagna cauda collettiva e in contemporanea al mondo.
Gli organizzatori dell’associazione Astigiani hanno già fissato le date delle sesta edizione: 23, 24, 25 novembre 2018, l’ultimo fine settimana di novembre.
Ma nel frattempo ci sarà il Bagna Cauda Day in Brasile “ad agosto quando da noi è inverno” hanno confermato con una mail benaugurale dall’associazione piemontesi nel mondo di San Paolo. Una conferma che la festa sta diffondendosi nei cinque continenti: dal Giappone all’Australia, dagli Stati Uniti alla Germania.

Il Bagna Cauda Day ha naturalmente il suo baricentro su Asti e il Piemonte e proprio Asti ha ospitato due eventi collaterali di rilievo.
Il convegno di “cardologia” organizzato d’intesa con la Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Slow Food Piemonte.
Il cardo è tra le verdure indispensabili per arricchire ogni bagna cauda. Il Bagna cauda day sta creando una forte domanda e rilanciando la produzione. In Valle Belbo a Nizza e Monferrato si concentra la coltivazione del “cardo gobbo” di varietà spadone, tutelato anche da un presidio Slow Food.
All’incontro ha partecipato anche il dietologo Giorgio Calabrese che ribadito come la bagna cauda sia un piatto salutare considerando le positive qualità dell’aglio, delle acciughe, dell’olio extra vergine di oliva e delle verdure crude.

Sempre nel salone d’onore di palazzo Ottolenghi si è poi tenuta la festa di consegna dei premi Testa d’aj 2017, assegnati a personaggi che nella vita hanno dimostrato di saper andare controcorrente.
I premi sono andati a due storici acciugai: l’astigiano Mario Delpui e il cuneese Giovanni Martino che hanno raccontato l’epopea di un mestiere ormai scomparso che li ha visti protagonisti sui mercati di mezza Italia e i segreti per saper distinguere le acciughe miglior: quelle pescate a maggio quando non hanno le uova e all’alba quando risalgono verso la luce del sole. Altra premiata la produttrice di vino Mariuccia Borio di Costigliole protagonista di una storia di successo che coniuga tenace ricerca della qualità e fantasia nella scelta delle etichette.
A Luigi Piccatto il Testa d’aj è stato assegnato per la sua attività di fumettista e autore del disegno apparso sul bavagliolone d’autore che è stato dato in omaggio a tutti i bagnacaudisti.
Infine ospite d’onore l’autore televisivo Antonio Ricci premiato per i trent’anni della trasmissione “Striscia la notizia”.
Ricci, dialogando con il direttore di Astigiani Sergio Miravalle ha ricordato la grande amicizia che lo legava a Giorgio Faletti e i suoi esordi astigiani. “Sono contento di essere ad Asti proprio nel giorno del compleanno di Giorgio che conobbi per la prima volta quando facevo cabaret e lui stava iniziando e poi portai a Drive In e anche alla conduzione di Striscia. Era un perfezionista che riusciva a fare tutti ciò che in quel momento aveva in testa: comico, pilota di rally, scrittore, cantante. Se avesse deciso di diventare lampadario prima o poi gli sarebbero spuntate le lampadine”.
Ricci ha raccontato della sue scelte televisive, delle Veline e del Gabibbo, confessando infine a proposito di gusti gastronomici di non sopportare l’aglio. “Lo so è un controsenso, visto che mi date questo premio, ma così vi dimostro di essere una vera testa d’aglio”.

E, domenica mattina ad Alba, a proposito delle prossima edizione del Bagna Cauda Day è stata ribadita l’intesa per una futura collaborazione tra l’evento astigiano e la Fiera nazionale del tartufo di Alba con lo scopo di unire i due afrori più intensi ed evocanti dell’autunno piemontese.

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